"Troppe menzogne, l'indulto funziona"
In tanti sono usciti dai giri criminali<!-- fine TITOLO -->
<!-- inizio SOMMARIO --><!-- inizio FIRMA -->di RANIERI SALVADORINI da www.repubblica.it <!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO -->
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L'indulto funziona, ma nessuno ci crede. Il tasso di recidiva, dei
detenuti ceh sono ricaduti nei reati, è sceso al 27 per cento contro il
68 per cento dell'epoca precedente: è il dato emerso al convegno di
studi sulle politiche di prevenzione svoltosi al carcere "Due palazzi"
di Padova organizzato dall'associazione Ristretti Orizzonti, che ha
visto coinvolte oltre 600 persone tra operatori, studiosi e volontari
del mondo carcerario. Un convegno che in alcuni momenti ha avuto come
sottofondo il rumore della "battitura" delle celle fatto dai detenuti
per protestare contro il sovraffollamento e che arrivava fino alla
palestra del carcere.
Lo scossone l'ha dato subito Giovanni Torrente - sociologo del diritto
tra l'Università di Torino e quella della Val d'Aosta: "Tutti sono
convinti che l'indulto sia stato un fallimento, ma lo studio dei tassi
di recidiva dei 'liberati' ci dice l'esatto contrario: è scesa al 27
per cento, di contro al 68 per cento di quella pre-indulto".
Il gruppo di studio
di Torrente ha lavorato sui dati forniti dal Dipartimento
dell'amministrazione penitenziaria (Dap), che costituiscono il maggior
campionamento attualmente disponibile della sorte dei 44.944 detenuti
che hanno beneficiato della misura voluta da Prodi.
Il calo della recidiva.
Dei 45mila "indultati" lo studio ha differenziato due campionamenti
diversi per status giuridico censendo, nel primo caso, tutti i
"rientri" di quelli che venivano direttamente dal carcere: 27.607. Il
tasso medio di recidiva è stato di circa il 27 per cento, di contro
alla stima media pre-indulto, che secondo studi dello stesso Dap, in un
monitoraggio condotto in 7 anni, è di circa il 68 per cento. Un calo,
dunque, di oltre il 50 per cento.
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Nel secondo gruppo analizzato "i beneficiari del provvedimento sono
quelli che vengono dalle misure alternative, come la semilibertà o
l'affidamento ai servizi sociali - spiega Torrente - e in questo caso
la recidiva cala in misura ancora maggiore, crollando attorno al 18 per
cento". Il dato si riferisce a un campione di 7.615 liberati, rispetto
a una popolazione di riferimento di 17.387 unità.
La recidiva aumenta con la carcerazione.
E il paradosso è ancora più visibile se si guarda agli estremi della
ricerca, perché per coloro che non avevano mai avuto esperienze
carcerarie, l'indulto ha fatto crollare il tasso di recidiva a nemmeno
il 12 per cento. In pratica nove su dieci che non erano mai andati
dentro, una volta indultati non sono rientrati. "Non hanno fatto in
tempo a 'carcerizzarsi', incastrandosi in quelle dinamiche tipiche del
carcere che in genere portano a introiettare comportamenti devianti e a
perdere il contatto con le logiche del mondo libero". Per chi invece
non riesce a "rompere il proprio percorso criminale", le probabilità di
commettere di nuovo reato sono alte. "Tra quelli che avevano 11 e oltre
esperienze carcerarie alle spalle, uno su due sono rientrati dentro".
Gli italiani, i peggiori.
Rispetto alla media del 27 per cento gli stranieri hanno mostrato un
tasso di recidiva minore, del 19,80 per cento. "E' un dato da prendere
con le pinze, spiega il sociologo, perché la rilevazione degli
stranieri è più complicata, ma ci dice molto sulla nostra tendenza a
identificare lo straniero con il delinquente".
Eppure nessuno ci crede.
"Non deve sorprendere, spiega Torrente, perché c'è stata quella che in
sociologia si chiama "costruzione del panico morale". Infatti, prima i
media, poi i singoli politici e successivamente il mondo politico nel
suo complesso "fino a includere molti degli stessi che l'avevano votato
hanno continuamente gettato discredito sul provvedimento, fino al punto
che è entrato nel senso comune l'idea che l'indulto sia stato un
fallimento".
All'uscita dal carcere, altoparlanti e striscioni degli agenti della
polizia penitenziaria in agitazione sindacale per la "terza branda"
facevano eco alla protesta interna: "Lo sa che cosa vuol dire mettere
tre persone in otto metri quadri? E' una situazione disumana per loro e
pericolosa per noi - si sfogano gli agenti di che presidiano il
sit-in". Infatti, le celle del carcere veneto sono state pensate per
una persona sola e al momento sono occupate da tre, creando una
situazione invivibile per i detenuti e ingestibile per gli agenti. "E'
una situazione pazzesca, in queste condizioni non possiamo garantire
alcuna sicurezza né per loro né per noi, dovremmo essere 420 e siamo
appena 300".
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Una situazione che è tornata pre-indulto, secondo le stime dei
sindacati ancora 300 detenuti e la capienza massima di 43.000 unità
arriverà a 63.000. Se non ci fosse stato l'indulto, oggi sarebbero
stati più di 80.000.
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(<!-- inizio DATA -->23 maggio 2009<!-- fine DATA -->)


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