Vendola, l’aedo del riformismo
di Eleonora Forenza
Una intervista doppia, a testate unificate, il manifesto e la Repubblica, in questa torrida estate da basso impero: il nostro versatile aedo lancia, a dire il vero con una tempistica un po’ surreale, la sfida salvifica delle primarie, per uscire dal pantano della seconda repubblica. Le due interviste di Nichi Vendola propongono con tonalità diverse (a ciascuno il suo, il marketing è una scienza seria) la stessa tesi: per il pubblico “adulto” del manifesto non mancano i riferimenti a Melfi e Pomigliano e una differenziazione dalla analisi propostaci dalla lettera di Veltroni sulla sconfitta del 2008. Ma il senso delle due interviste è identico: Vendola si propone di «incarnare in progettualità», la «spinta innovativa» che sente «in Veltroni». Si propone di tradurre in «narrazione», o meglio di essere il narratore, di un compiuto progetto riformista. Di realizzare, cioè, in salsa euromediterranea, il sogno americano di Walter. Certo, «ci sono diversi e divaricati riformismi», e Vendola ne interpreta una variante meno moderata.
Non è un caso che la sfida delle primarie sia rivolta al Pd, e circoscritta nell’ambito di un Pd per entrambi, Vendola e Veltroni, onnicomprensivo, cioè votato a cancellare a suon di sbarramenti, o a cancellare sussumendolo, tutto quello che si trova alla sua sinistra. Poco importa che l’aedo sia convinto di poter sussumere nelle affascinanti spire della sua poesia la prosa del fallimento riformista, mentre rischia di essere il cantore di una storia non sua, cioè sembri essere sussunto da una narrazione altrui. Tra Nichi e Walter non c’è conflitto di interessi. Anzi.
Vendola sembra in grado di poter realizzare compiutamente il progetto veltroniano di piena relizzazione dalla seconda repubblica, bipolare e bipartitica e con venature presidenzialiste, attraverso una più radicale americanizzazione del sistema politico: il superamento del contributo dei partiti nella formazione della decisione democratica, in una ottica saldamente postideologica, quando non retoricamente anti-ideologica; una definitiva stabilizzazione di un sistema dell’alternanza (e, dunque, la necessità di cancellare chi si propone di rappresentare l’alternativa al sistema economico e politico); una sublimazione carismatica del conflitto sociale come surrogato di una sua semplice espunzione dal sistema politico. Una dilatazione parossistica del “ma anche”: diritti civili, ma anche Family day; Pomigliano, ma anche Marcegaglia e De Benedetti; il Pride ma anche Padre Pio.
Vendola, dunque, come evidente nella risposta indiretta a De Magistris, non si pensa come possibile leader di una sinistra unita, né di governo né di alternativa, perché semplicemente non pensa ad uno spazio autonomo di sogettivazione e ricostruzione della sinistra. Il progetto di Vendola non è quello di costruire una sinistra per uscire dal capitalismo in crisi, ma appunto, quello di essere il narratore del riformismo più moderno. Perché Vendola è già oltre l’idea di sinistra: Vendola si propone di rappresentare una interclassista “Italia migliore”.
Ecco perché relega elegantemente nell’iperuranio il ritorno ad un sistema proporzionale (per cui invece la Federazione della sinistra si batte) e si propone di giocare la partita con una legge elettorale, che oltre ad aver regalato l’Italia a Berlusconi, ha cancellato il pluralismo e soprattutto ha definitivamente reso il sistema istituzionale italiano impermeabile al conflitto sociale. Ed ecco perché il nemico da cancellare, da confinare tra la mucillagine dei partiti, e nell’oltretomba del Novecento, sono quelli brutti, sporchi e cattivi, che sostengono che oggi sia ancora più maturo il bisogno di comunismo: essi vengono dipinti nel “discorso della luce” tenuto al meeting della “fabbriche di Nichi” come chi «ha introiettato l’etica e l’estetica della sconfitta». “Che palle”, queste bandiere rosse che avvolgono il corpo agonizzante della sinistra comunista, esclama Vendola, con un linguaggio che forse vorrebbe essere giovanilistico e invece è semplicemente inelegante. E quanta paura dovrebbe provocare in un orecchio di sinistra questa retorica del “vincere”, della sinistra che vince… Non importa che provi a vincere diventando altro, cioè muoia compiendo definitivamente quella metamorfosi degenerativa che in Italia è iniziata col suicidio del Pci. Questi vecchi prigionieri dell’idea della democrazia come conflitto e partecipazione non “romperanno” ancora con la storia della personalizzazione della politica? Con l’idea che le convention siano saldamente costruite in un ottica postideologica, interclassista? Votate appunto a un’idea della democrazia easy, senza faticose assemblee, senza lo stress dei gruppi dirigenti, tanto votiamo alle primarie?
Poco importa che questo formidabile strumento di Opa sul centrosinistra si collochi in un’idea della politica anch’essa votata al compimento della parabola della seconda repubblica attraverso una definitiva cancellazione della democrazia dei partiti e delle ideologie.
Dunque, l’“Italia Migliore scende in campo”, “mette a Vendola”. Si libera dei pregiudizi ideologici: Fini non può essere un alleato stabile, ma un alleato sì. Così come “l’io Sud” della Poli Bortone rappresentava per Vendola nella prima legislatura pugliese una possibile chance per allargare una giunta colpita dalla questione morale.
Dunque la sinistra può anche scomparire, sussunta in un progetto “oltre la sinistra”. No, non citerò quello che diceva D’Alema, commentando “l’oltre la sinistra” di Adornato. E non farò nemmeno riferimento alle analogie fra l’anello che unisce il popolo e l’unto del Signore. Quelle davvero mi fanno troppo male. Sono comunista, e ho molto rispetto per le speranze dei compagni. Ovunque esse siano riposte.




Vendola riabilita Abate
Dopo aver letto sui giornali locali che "Non è Abate che si è avvicinato a Fini ma Fini che si è avvicinato ad Abate" mi domando se la "relatività" possa applicarsi anche a Vendola.
A livello locale dobbiamo dunque aspettarci a breve la dichiarazione di Pietrobon per la possibilità di una alleanza non stabile con Iuri Toniazzo.
l'Arcangelo
Ma Vendola è interlocutore
Ma Vendola è interlocutore imprescindibile
di Alberto Burgio
Che in politica i fatti non parlino da sé e si tratti sempre di interpretarli, è cosa ben nota. Ma dovrebbe pur esserci un limite. Veltroni dovrebbe avere il buon gusto, se non di tacere, perlomeno di riconoscere i disastri provocati due anni fa dalla sua fragorosa «discesa in campo». E invece no. Rivendica le proprie gesta. Ne valorizza le conseguenze (le politiche del 2008, col ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi e quanto ne è seguito, sono a suo parere il «risultato più importante del riformismo italiano»). E vorrebbe ricominciare a far danni. C’è soltanto un commento possibile, per rimanere nel perimetro della logica politica. E’ un bene che le posizioni (in questo caso dentro il Pd) si chiariscano e che ne derivi un confronto serio e concreto come sta avvenendo grazie alla proposta di dar vita a una «alleanza democratica» rivolta da Bersani a «tutti quelli che» considerano urgente e prioritario cacciare le destre e portare il paese fuori dal cono d’ombra del berlusconismo. La chiarezza delle posizioni è necessaria anche perché il tempo stringe. Berlusconi sta cercando di rimettere insieme i pezzi della sua maggioranza e non è escluso che riesca a vivacchiare per qualche mese. Ma sembra molto difficile che il centrodestra risolva la propria crisi al punto di recuperare stabilità e operatività. La fine naturale della legislatura è un traguardo lontano, con ogni probabilità fuori dalla portata di questo governo.
In tale situazione torna più pressante che mai l’esigenza che le forze politiche e sociali dell’opposizione si preparino all’eventualità di una sfida elettorale ravvicinata. Il rischio che Berlusconi torni a vincere è veramente mortale per il sistema democratico e per la stessa convivenza civile nel paese. E’ un rischio che non va sottovalutato e che deve dominare le riflessioni di tutti coloro che hanno a cuore i principi e i valori affermati nella Costituzione repubblicana e antifascista. Noi – Rifondazione comunista e Federazione della sinistra – questo ordine di questioni ce lo siamo posto da tempo. Questo rischio l’abbiamo visto e denunciato con forza. E ne abbiamo desunto alcune proposte che rivolgiamo a tutti i nostri potenziali interlocutori.
La nostra linea (affermata nei documenti degli ultimi Cpn e nel documento preparatorio del Congresso della Fds) è chiara (benché – riconosciamolo – non sempre abbiamo saputo praticarla con sufficiente coerenza ed efficacia): massima unità della Federazione e apertura alle altre forze di alternativa, affinché la critica del modello sociale capitalistico torni a produrre effetti concreti nelle dinamiche sociali e politiche e riapra una reale prospettiva di trasformazione; unità d’azione con tutte le forze della sinistra intorno a questioni cruciali (dignità e autonomia del lavoro; giustizia sociale e welfare; difesa del Mezzogiorno e lotta contro disoccupazione e razzismo) che vedono queste forze concordi; unità democratica tra tutte le forze che si oppongono alla devastazione sociale, politica e morale prodotta dalla destra e guardano pertanto con rispetto alla Costituzione, affinché giunga al più presto a termine il lungo incubo nel quale l’Italia è precipitata con l’inizio dell’avventura berlusconiana.
La ripresa dell’attività politica è prossima e sarà un banco di prova per la sinistra e le forze democratiche. Per questo non ci stanchiamo di ripetere la nostra proposta (figlia degli insegnamenti di Gramsci e della prospettiva unitaria che fu alla base del ruolo storico del Pci ancor prima della Liberazione) e per questo incalziamo i nostri interlocutori. Sapendo che si tratta di un programma ambizioso ma avendo anche coscienza che il precipitare della situazione (ben evidenziato dalla guerra della Fiat contro gli operai e la Fiom) non concede a nessuno grandi spazi di tempo e di manovra.
Ma incalzare gli interlocutori – anche questo dobbiamo sapere – è cosa ben diversa, per non dire opposta, dall’aprire polemiche distruttive, che impediscono nei fatti ogni ricerca di alleanze. A sinistra del Pd il dialogo tra la Federazione della sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà è uno snodo evidentemente imprescindibile. In questo dialogo, la nostra interlocuzione col compagno Nichi Vendola è altrettanto evidentemente un aspetto cruciale. Pertanto non giova (per non dire che è del tutto privo di ragione politica, oltre che in contraddizione con la linea che il Partito e la Fds si sono dati) un attacco violento come quello sferrato l’altroieri su Liberazione dalla compagna Eleonora Forenza. La quale, nel ribadire le differenze che separano il nostro progetto politico da quello di Vendola, si è lasciata prendere la mano, commettendo a nostro parere due errori di qualche rilievo.
Il primo rimanda a un vecchio e pessimo vizio della polemica politica: la deformazione (persino la caricatura) delle altrui posizioni. Forenza rappresenta Vendola come un clone di Veltroni. E, ricorrendo a un’ironia sovraccarica, ne fa un fan del bipolarismo e della Seconda repubblica, un nemico del conflitto sociale e della partecipazione, un sostenitore dell’interclassismo organico al Pd. Ma Vendola (dal quale pure molto ci separa, a cominciare dal giudizio liquidatorio da lui espresso nei confronti dei partiti politici) non ha queste posizioni e ancora nelle interviste da cui Forenza prende spunto sostiene idee opposte: imputa a Veltroni la sconfitta drammatica del 2008 e l’ideologia dell’autosufficienza che la provocò (ragion per cui afferma la necessità che le forze della sinistra si riuniscano); accusa il Pd di essere subalterno al neoliberismo (e sostenitore, in parte, di un tremontismo ancor peggiore di quello «naturale» della destra); si dichiara proporzionalista e auspica un’esperienza di partecipazione di massa capace di interpretare la grande domanda sociale di cambiamento che emerge dal paese. La sua strategia politica e la sua concezione delle alleanze a sinistra sono in tutto e per tutto concordi con la linea del Prc e della Fds? Certo che no. Ma ovviamente ciò non autorizza a falsificarne le posizioni.
Il secondo errore è addirittura più serio, trattandosi di una propensione alla chiusura settaria davvero allarmante in un dirigente politico che – come nel caso della compagna Forenza – ricopre ruoli di grande rilievo. Il violento attacco a Vendola non è soltanto in contrasto con le posizioni unitarie assunte dagli organismi dirigenti del Partito e della Federazione. E’ l’espressione di una pulsione all’isolamento che, sempre deleteria, rischia di rivelarsi esiziale in una fase nella quale – come ben sanno le compagne e i compagni che ci chiedono di impegnarci per superare l’attuale frammentazione della sinistra – le forze di alternativa nel nostro paese rischiano di estinguersi dentro il circolo vizioso che salda l’emorragia di consensi all’inefficacia politica.
Non si tratta di coerenza, di rigore ideologico, di orgogliose rivendicazioni della propria identità ma, più sobriamente, di consapevolezza e di senso della responsabilità. Continuare a dividersi, insistere su ciò che separa ignorando quanto potrebbe unire, approfondire tensioni e polemiche invece di ricercare convergenze e di promuovere battaglie condivise può forse gratificare la vanità di qualcuno, ma è sicuramente un rilevante contributo alla completa distruzione della sinistra italiana.
da "Liberazione" 28/08/2010
La Sinistra è un interlocutore imprescindibile
Nel tempo troppi pompieri hanno annacquato, adducendo consapevolezza e senso di responsabilità, i tanti passi falsi chiesti alla Sinistra per ragion, o meglio, per pragmatismo politico.
Con il risultato di trovarsi frammentata.
Il problema non è che la Sinistra non ritenga Vendola "interlocutore imprescindibile" ma che Vendola non ritiene più la Sinistra un "interlocutore imprescindibile".
Per il proprio personale progetto politico ha disatteso irresponsabilmente l'esito dei lavori congressuali di Rifondazione dove rimase sconfitto ed in minoranza. E' il responsabile principale della frammentazione che ne è seguita, con la perdita della presenza parlamentare.
Ora è impegnato a fare il conquistador in area PD, con l'ennesimo ricorso (e mediatica strategia) al leader carismatico, al nuovo, l'unico che ci può salvare (ecc.) ovvero tutte amenità giacché, per altri versi, tale operazione che ha funzionato in casa (regione puglia) difficilmente potrà realizzarsi con un elettorato nazionale.
Responsabilmente un progetto politico in un sistema bipolare dovrebbe consentire che il blocco di centro sinistra si articoli (e si allei) naturalmente nelle due sue componenti principali, legittime e distinte: una a sinistra e una al centro.
Il tentativo già fallito di far stare inseme nel PD troppe diversità si è dimostrato debole e succederà di nuovo come le nuove ultime fughe centriste stanno lì a dimostrare.
Altrove, ad esempio in Germania, il pragmatismo politico avrebbe già imposto un ticket chiaro e senza infingimenti: un candidato a premier del PD con forte personalità politica e rigore etico (io penso sempre alla Bindi) ed un vice-premier all'alleato (anche Vendola, se inserito in un discorso a sinistra, che ora non è).
Credo che bene ha fatto la Forenza a rompere, così come Alessandro Dal Lago su Saviano con Eroi di carta, l'icona elettorale che per Vendola si sta costruendo senza alcuna valutazione critica.
I conflitti sociali che, stante la crisi economica, sempre più numerosi si stanno determinando dovrebbero orientare per rafforzare una Sinistra quale "interlocutore imprescindibile".
Vendola, come Bertinotti alla soglia della Presidenza della Camera, sta anteponendo il prestigio/progetto personale ( la classica sindrome da prima donna) ritenendo al più la Sinistra "elemento accessorio" al suo progetto (direi anzi che contribuisce a dipingere gli ex compagni come i "vetero", nella classica dinamica dei fuori usciti che necessitano di distinguersi per accreditarsi al nuovo elettorato ).
La vanità che Burgio richiama quale deleterio contributo alla completa distruzione della sinistra italiana è forse da ricercare più in personaggi come Vendola ( o come Pietrobon a Biella) molto impegnati a curare, secondo protagonismo, il proprio personale appeal elettorale.
l'Arcangelo
Se la mira è l'assalto al
Se la mira è l'assalto al cielo bisogna averne di fiato!
di Lidia Menapace
La proposta di Ferrero incontra la mia totale adesione, ma non di ciò (affatto irrilevante) volevo parlare: mi piace di più il modo con il quale essa può essere accolta da Liberazione, non con burocratica ammissione, né con sopportazione necessitata, ma come da una strada che l’aspettava. Infatti, se connettiamo con la memoria il parlar chiaro di Robetta Fantozzi, gli interventi senza sconti di Cremaschi, le parole inequivoche di Muehlbauer, l’argomentare acutissimo e implacabile di Leonora Forenza, tutto ci convince che è in atto un processo davvero costruttivo tra noi, che ha una tale razionale chiarezza, da poter essere messo avanti anche come base per un accordo o mediazione o trattativa con altri, dai quali restiamo perfettamente distinti e con i quali possiamo per un tratto e su un terreno precisamente definito concordare, camminare insieme. E’ un bel respiro.
In questo spirito vorrei suggerire una chiosa letteraria alle affascinanti considerazioni di Leonora e una piccola aggiunta alle proposte di Paolo. A Leonora voglio ricordare affettuosamente che non è lecito chiamare poesia il parlare di Nichi: sono versi, magari, non poesia. Poesia è - ad esempio - “dolce e chiara è la notte e senza vento...”, l’inizio di un famoso canto leopardiano, semplice piano profondo, musica. Versi perfetti per metrica, accento ecc. sono - ad esempio-“Chiusi Chianciano, fegato sano”. Qual è la differenza? Che la poesia ha una durata, eco interiore, permanenza, sovrabbondanza, inesauribilità ecc.; i versi si consumano insieme alla merce che pubblicizzano.
A Paolo vorrei chiedere di considerare la seguente osservazione: la destra arriva a tali eccessi che nemmeno la più benevola cieca distratta Curia romana può star zitta, perciò ricorda a Sarkozy che contro i Rom ci fu già una Shoa hitleriana e a Marchionne farà arrivare - specie dopo quanto ha detto al meeting di Comunione e Liberazione - qualche avvertenza sul fatto che l’interclassismo della dottrina sociale della Chiesa non è proprio equidistante. L’unico terreno sul quale la destra può recuperare è quello delle donne: sui diritti relativi alla gestione del corpo e della riproduzione della specie: testamento biologico, consultori, pillola abortiva ecc. Nemmeno un cenno da parte nostra? Si vede che anche Obama in difficoltà molla sulle staminali. Orbene, la Regione Lazio ha in ballo una orribile proposta di legge sui consultori, e la Gelmini, mentre tenta di preparare la scuola che proprio andrebbe bene per Marchionne, e contro le precarie e i precari della stessa, dichiara nel contempo che approva incondizionatamente quello che lei crede sia la chiesa, cioè è contro il caso Englaro, contro il testamento biologico, contro i consultori liberi, contro la pillola abortiva, insomma lei è una perfetta “cattolicista”. Propongo infatti che, come distinguiamo tra Ebrei e Sionisti, tra Mussulmani e Islamisti, incominciamo a distinguere tra Cattolici e Cattolicisti.
Sono convinta che è il momento di essere precisissimi e di farlo scegliendo questioni di tale importanza che meriti su di esse anche discutere confrontarsi e confliggere: non è però invece tempo di miserie e di piccinerie e di ripicche. Insomma, se la mira è l’assalto al cielo, bisogna averne di fiato!
Alla festa del PD nel
Alla festa del PD nel dibattito tra Vendola e Bindi abbiamo, con stupore assistito alla nascita di una nuova papabile alle primarie, Rosy Bindi ha stracciato politicamente Vendola, che si è esibito in una performance tutta tesa a screditare i vecchi compagni.
Intanto Ferrero e Diliberto
Intanto Ferrero e Diliberto hanno fatto un accordo con Bersani per un'alleanza elettorale,che in caso di vittoria del pd li lascerebbe comunque fuori dalla stanza dei bottoni,pur di sopravvivere e racimolare qualche soldino.
Domanda:Valter andrai a votare la compagna Rosaria alle primarie? dal tuo commento di lode alla Bindi direi di si!
Auguri!!
Vladimiro
Ferrero: alleati dei
Quale?
Sarò qualunquista ma Ferrero
Sarò qualunquista ma Ferrero non parla della cosa più importante: I SOLDI,è innegabile che un partito fuori dalle istituzioni senza il finanziamento pubblico non regge.
Un pò di reslismo non guasterebbe,se è vero che la politica costa,sarebbe onesto affermare che i soldi servono per continuare ad esistere,le affermazioni di Ferrero lasciano il tempo che trovano e puzzano di ipocrisia.
Un consiglio,nuova legge elettorale con sbarramento,occhio alla percentuale,per non rischiare l'esclusione direi dal 2 al 3 percento massimo.
Vladimiro
Prc, con la passione possiamo
Come ci eravamo impegnati a fare con il convegno di Caserta, diamo continuità all’azione di informazione e di trasparenza sul tesseramento del nostro Partito. Alcuni mesi fa avevamo pubblicato (non avveniva da diversi anni) il dato definitivo degli iscritti e delle iscritte del 2009. Oggi rendiamo pubblici i dati al 30 giugno 2010. Lo avevamo già scritto, ma lo ribadiamo anche oggi: siamo l’unica forza politica che rende pubblici, attraverso la pubblicazione su un quotidiano, i dati del proprio tesseramento. In un momento in cui i partiti politici tendono a diventare sempre di più partiti personali, dove anche le parvenze di democrazia interna vengono abolite, noi vorremmo muoverci nella direzione opposta. E’ interessante notare come questo processo di svuotamento di qualsiasi forma di partecipazione riguardi non solo le “vecchie forze politiche” ma, ancor di più, quelle nate con la fine della Prima Repubblica. Noi, al contrario, pensiamo che – visto che i partiti politici sono considerati dalla nostra Costituzione come strumenti di partecipazione e di democrazia – occorrerebbe renderne il funzionamento il più trasparente possibile. Non sarebbe certo la soluzione alla crisi di rappresentatività di cui oggi soffrono tutti i partiti politici, ma senz’altro costituirebbe un buon passo in avanti.
Detto questo, che riflessione ricavare da questi primi dati del 2010? Siamo un po’ meno della metà: il 46%, pari a 21.747 iscritti rispetto ai 47061 del 2009. Il dato è abbastanza omogeneo, ad eccezione delle Marche e della Campania dove si registra un dato inferiore. Lo considero un dato incoraggiante. Se teniamo conto che negli ultimi anni l’abitudine era quella di spostare il grosso del tesseramento verso la fine dell’anno, penso ci siano tutte le condizioni per raggiungere e superare l’obiettivo del 100%. D’altra parte, avendo subito nel 2009 una scissione pesante e strisciante, dobbiamo proporci, questa è la proposta che avanziamo, di aumentare del 10% rispetto lo scorso anno il numero degli iscritti e delle iscritte. Insomma possiamo realisticamente proporci di superare i 50.000 aderenti.
Vorremmo anche avanzare un’altra proposta. Chiudere effettivamente la raccolta dati del 2010 entro il 31 dicembre. Si tratterebbe di tornare, seppure gradualmente, a quella che è sempre stata la modalità di adesione al partito: anticipare la distribuzione delle nuove tessere nei mesi di novembre e dicembre dell’anno precedente. Se lavoriamo bene già quest’anno possiamo avvicinarci all’obiettivo.
E’ tempo di congressi. Entro la fine dell’anno si terrà quello costitutivo della Federazione della Sinistra; e l’anno prossimo, a scadenza naturale, si terrà quello di Rifondazione Comunista. Lo diciamo subito per sgombrare il terreno da possibili equivoci. Sappiamo tutti che anche il nostro partito, seppure in forma circoscritta, negli ultimi congressi non è stato esente da episodi di vero e proprio malcostume. Aumento degli iscritti, circoli territoriali che avevano più iscritti che voti, quote tessere non riscosse. Questa situazione non si ripeterà. Il dipartimento organizzazione validerà il tesseramento congressuale solo a fronte di tagliandini consegnati e regolarmente pagati.
In un quadro generale di difficoltà per tutte le forze della sinistra di alternativa, tuttavia, i prossimi mesi sono densi di opportunità. Il governo Berlusconi-Bossi, dopo la spaccatura con Fini, è entrato in una crisi profonda. Riteniamo sarebbe un grave errore se le forze della sinistra e del centro sinistra anziché unirsi e chiedere le elezioni si avventurassero in soluzioni pasticciate. La ventilata proposta Tremonti spaccherebbe il fronte di centro sinistra e non sarebbe accettata da Berlusconi: è una ennesima prova di subalternità del Pd che va respinta. Al contrario dobbiamo incalzare tutte le forze democratiche affinché si crei una coalizione per sconfiggere il governo delle destre. Per raggiungere questo obiettivo il nostro partito, di concerto con le forze della Federazione della Sinistra, deve mettere in campo una forte iniziativa su tutti i territori costruendo iniziative unitarie.
Abbiamo dato un contributo importante alla raccolta delle firme per l’acqua. Ora si tratta di vincere il referendum. Costruiamo da subito, ovunque, i Comitati per il sì. Infine la mobilitazione della Fiom del 16 ottobre. Non è una manifestazione qualsiasi. La vicenda di Pomigliano, l’attacco sferrato al contratto nazionale e allo Statuto dei diritti dei lavoratori ci dicono che si vuole riportare il mondo del lavoro indietro di 50 anni. Contro tutto questo va organizzato un “autunno caldo”. La manifestazione del 16 ottobre deve essere straordinariamente partecipata. Perché sia così già da settembre va preparata, città per città, paese per paese, in modo unitario con tutte le forze disponibili.
In queste lotte, per cacciare Berlusconi, per la difesa dei beni comuni e al fianco dei lavoratori e delle lavoratrici in lotta può tornare a crescere il nostro partito e si può rilanciare Liberazione. Le due cose vanno avanti di pari passo. Lavoriamoci. Con passione e con tenacia: sono obiettivi alla nostra portata.
TABELLA TESSERAMENTO
sogno ? NO GRAZIE
E' meglio una sinistra con un minimo disegno, realista, senza fronzoli, o una sinistra dedita al sogno, alla grandeur ?
A leggere le recenti effusioni di un innamorato sognante (Pietrobon reduce dagli incontri torinesi con Vendola - http://www.alasinistra.org/?q=node/282) i dubbi si sciolgono.
I recenti crolli elettorali e le divisioni prodotte dai "sognanti" dovrebbero già illustrare l'assurdità di quel percorso; invece si continua ad enfatizzare con i termini "nuovo" e "speranza" un processo di riduzione dei contenuti politici per strategie di mero consenso elettorale (a carattere parassitario, a scapito del caravanserraglio centro-sinistra, indifferentemente le possibilità concrete).
Vendola è il mutante, colui che si "omologa" presentandosi come "il nuovo" (tutto si cambia perchè nulla cambi); per esistere ha bisogno dell'elettorato PD e declinerà necessariamente politiche in ragione della cultura tipica di quell'elettorato (questo, ma anche quello, alla Veltroni)).
Non è infatti proposto/discusso un pensiero politico ma il solo candidato, il suo appeal elettorale interno ad un polo e funzionale ad un sistema bi-polare.
Le "fabbriche di nichi" nulla hanno di nuovo rispetto alla "fabbrica del programma" di Prodi (aggeggi spechietto delle allodole, basta osservare le locali "fabbriche di Pietrobon", puro deserto dove il nostro continua, solo, ad esprimersi con il plurale maestatis)
Chi entra negli schemi e nella morsa concettuale del bipolarimso, con la presunzione di governala, uscirà con le ossa rotte, come da precedenti esperienze.
L'unica rotta possibile, il proporzionale, è giustamente, come dice Ferrero, strada per possibili alleanze permanendo oggettivamente nelle politiche economice e sociali la demarcazione vera tra sinistra e centro sinistra italiano.
Ma Vendola ha bisogono di una sinistra sconfitta, il suo sogno, il sogno di Pietrobon, può realizzarsi solo in quelle condizioni.
NO grazie.
l'Arcangelo
Meglio il sogno che mendicare
Meglio il sogno che mendicare alleanze emarginanti,i voti si raccolgono, ammesso che ci sia ancora il tempo,tra i delusi del pd e tra chi non vota più a sinistra o non va a votare.
La testimonianza non porta da nessuna parte,come si può pretendere di incidere con il 2%?
Almeno Vendola ci prova e in Puglia qualche risultato l'ha ottenuto.
Il problema è un altro,cosa si propone ai cittadini? quali sono i programmi della federazione della sinistra?quali sono le proposte dell'Arcangelo?
Suvvia basta parlarsi addosso in tre o quattro.
Vladimiro
sono un ottimista per natura,
sono un ottimista per natura, amo essere ironico, ho da sempre pensato che la politica migliore fosse quella degli indiani metropolitani e creduto nello slogan "una risata vi sepellirà".
vorrei continuare a essere così, anche se ultimamente diventa difficile, difficile perchè vengono portati avanti atttachi che di politico hanno ben poco, viene usata la vecchia metodologia di stampo stalinista che è quella di denigrare l'avversario, sminuirne le capacità, diffamarne la linea politica.
diventano così notizia data per certa accordi finora mai presi, ma che quant'anche fossero presi sarebbero innanzitutto politici, mai e poi mai legati alle sedie, il ritorno in parlamento non è legato a nessun tipo di esigenza economica, ma a quella di rendere visibile una parte importante della politica italiana.
qui entrano in gioco le percentuali, ma per parlare di quelle non si può sparare cazzate del tipo siete, siamo al 2 per cento, è offensivo e lo capisco se me lo dice quello stronzo di Corradino, ma da chi si professa compagno e oltretutto mi chiede collaborazione per le lotte sul territorio questo non lo tollero, mi fa perdere lo spirito ironico e la voglia di ridere, perchè buoni si ma fessi no.
allora prima di buttare percentuali a vanvera occorre oltre all'analisi politica, anche una analisi dei flussi e su quello si lavora. ricordo che in Puglia abbiamo sostenuto nelle primarie Vendola nonostante che, nella analisi dei flussi, fosse evidente che l'operazione fatta con SEL,aveva tolto alla sinistra la rappresentanza nelle istituzioni, perchè se si fosse ragionato in modo diverso oggi saremo qui a ragionare su percentuali diverse.
mi fermo qui perchè voglio tentare ancora di ridere e non voglio diventare offensivo come qualcun'altro.
Neocomunisti nelle liste del PD
Grande notizia, era tempo.
Non sappiamo quanto sia una cosa seria, ma uno dei primi punti da chiarire – il segretario potrebbe farlo già domenica a Torino – è la natura degli accordi che dovrebbero portare alla nascita del Nuovo Ulivo. L’impresa di costruire l’ampia Alleanza democratica per battere Berlusconi – il nuovo arco costituzionale – è sicuramente titanica. Ma anche la semplice riorganizzazione del centrosinistra presenta grossi problemi.
Dunque il segretario del Pd ha stretto un accordo con i capi di ciò che rimane della diaspora neocomunista. Non Nichi Vendola, attenzione, bensì i suoi nemici giurati Ferrero e Diliberto. Proprio loro, proprio i responsabili dei due anni di Vietnam del governo Prodi. Lasciati da soli nel 2008 dal Pd di Veltroni a vedersela con l’elettorato, l’elettorato li ha giudicati e lasciati fuori dal parlamento.
Ora il Pd li recupera. Non gli offre solo un’alleanza. Come fece con i radicali, offre loro posti nelle proprie liste (a Porcellum vigente, si intende), a patto che una volta tornati deputati i neocomunisti non avanzino pretese. Ferrero, riconoscente e felice, ha già fatto sapere che non chiederà nulla. Anzi, dal governo vuole rimanere fuori. «Appoggio esterno».
L’argomento (io l’ho ascoltato da Dario Franceschini) è che anche i voti della Federazione della sinistra sono indispensabili a battere la destra. È la stessa tesi per la quale Veltroni derogò dalla vocazione maggioritaria alleandosi con Di Pietro. Perse lo stesso, e regalò ai dipietristi ciò che da soli non avrebbero mai avuto: il quorum per il parlamento e far crescere un partito che, da subito, come prima e fin qui unica ragion d’essere ha avuto quella di insidiare il Pd.
Così il Pd resuscita i non-riformisti che potranno tornare a insidiarlo domani. Lo fa a dispetto di Vendola (che quell’area vorrebbe fagocitare, senza fare accordi, nella sua scalata alla leadership del centrosinistra) e forse per indebolirne le chances nelle primarie.
Ma il punto grave – sempre per carità nell’interesse della ditta – è il messaggio che un simile patto trasmette agli italiani che non votano Pd perché hanno vista delusa la promessa di uscire dall’enclave della sinistra tradizionale.
Il messaggio è: non votateci, noi stiamo bene con Diliberto.
Forse è un messaggio diretto anche a noi.
per chi parla a vanvera
La notizia secondo cui il sottoscritto e Diliberto si candiderebbero all’interno delle liste del PD è falsa e destituita
di ogni fondamento. Non ce lo ha mai proposto il PD e non lo abbiamo mai proposto noi. E’ così assurda che nonostante la fantasia non difetti non è mai venuta in testa a nessuno. La Federazione della Sinistra - di cui PRC e PdCI fanno parte - ha proposto da mesi la costruzione di una alleanza democratica finalizzata a sconfiggere
Berlusconi, a difendere la democrazia e a cambiare la legge elettorale in senso proporzionale. L’ho fatto personalmente nel mio intervento alla Manifestazione unitaria delle opposizioni in difesa della democrazia che si è tenuta in Piazza del Popolo il 13 marzo scorso, lo ha riproposto Bersani qualche giorno fa. Questo è l’oggetto di
pubblico confronto tra noi e il PD: la costruzione di un fronte democratico per battere Berlusconi e superare l’emergenza democratica, non la partecipazione all’Ulivo, al governo ne tantomeno la partecipazione nelle liste del PD.
In secondo luogo non ci è mai stato proposto nessun scambio sulle primarie e forse è bene ricordare che Rifondazione Comunista è l’unico partito oltre a SEL che ha appoggiato Vendola nelle primarie in Puglia.
Per quanto riguarda Francesco Piccioni, dopo aver pagato il suo pesante debito con la giustizia, è oggi giornalista del Manifesto che conosco da anni. Non è dipendente di Rifondazione Comunista ne è in procinto di diventarlo. Non è il mio portavoce ne è in procinto di diventarlo, così come non ha alcun incarico a Rifondazione Comunista.
Mi dispiace che dopo i casi Boffo e Fini continui l’uso delle relazioni tra le persone a fini di distruzione politica.
Caro Valter non parlo a
Caro Valter non parlo a vanvara,e Ferrero conferma,con l'attuale sistema elettorale l'alleanza serve a portare qualche persona in parlamento in caso di vittoria.
ne converrai che correndo da soli lo sbarramento sia insormontabile e che la sopravvivenza richieda scelte non piacevoli,onesto sarebbe ammetterlo.
D'altronde anche il vostro federato Belletti nel suo piccolo ha fatto la stessa mossa.....i soldi non puzzano e la pensione si avvicina.
Rassegnamoci Valter anche il comandante Fidel pare abbia fatto autocritica......
Hasta la victoria!
Vladimiro
carissimi, sembra che quando
carissimi, sembra che quando parlate di Vendola lo vogliate quasi santificare. egli fa politica solo per gli ideali, rifiuta i soldi del lauto stipendio che la regione puglia gli elargisce, rifiuta tutti i contributi degli eletti della sel. non fateci ridere, anche Vendola vive di politica e anzi, peggio di altri, con i soldi dei pugliesi gira l'italia per propagandarsi lasciando nella merda quelli che, ad esempio, stanno raccogliendo pomodori o quant'altro.
non diamo retta ai servi dei servi dei servi
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Traduzione dell'articolo originale sull' intervista a Fidel Castro sul "modello cubano"
Premessa di AsiCubaUmbria: riportiamo l'articolo ORIGINALE, tradotto della famosa intervista a Fidel che in Italia è stata addirittura rivenduta come un'abiura del comunismo.
Al giornalista yankee non passa nemmeno per l'anticamera del cervello che, nonostante le sue innegabili conquiste sociali, la Rivoluzione Cubana è un progetto ancora incompiuto e che in processo rivoluzionario cubano continua. Di sicuro la società che la Rivoluzione vuole costruire non è quella che c'è oggi, ma qualcosa di molto più avanzato.
Da Cubainformacion.tv:
Giudicate voi. Traduzione dell’articolo originale sulle parole di Fidel riguardo il “modello cubano” Cubainformación.- Cubainformación vi offre la traduzione in lingua spagnola dell’articolo original in inglese, del giornalista Jeffrey Goldberg, intitolato “Fidel: Cuban Model Doesn't Even Work For Us Anymore”, pubblicato il giorno 8 settembre su “The Atlantic” (USA).
Il giornalista statunitense Jeffrey Goldberg ha intervistato Fidel Castro recentemente -con l’aiuto di una interprete- a L’Avana. Centinaia di agenzie, televisioni, radio e pubblicazioni di tutto il mondo hanno convertito in en notizia il titolo di questo testo, la cui traduzione in spagnolo è “Fidel Castro: el modelo cubano ya no funciona ni siquiera para nosotros". Il giornalista statunitense Jeffrey Goldberg mostra nel suo testo acuti pregiudizi politici, una completa ignoranza della realtà cubana e del contesto del Paese, notevoli errori di interpretazione della lingua, e un più che dubbio senso dell’humor. L’uso di questo articolo come fonte di notizia di diffusione globale dà la misura di come funziona l’apparato dell’informazione e propaganda del sistema mediatico globale. Giudicate voi. La redazione di Cubainformación sta preparando un materiale di analisi su questo nuovo caso di perversione informativa contro Cuba da parte dei grandi consorzi dei media internazionali.
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Ci sono state molte cose particolari nella mia recente visita a L’Avana (a parte lo spettacolo dei delfini, di cui dirò in breve), però una delle più inusuali è stato il livello di introspezione di Fidel Castro. Ho una limitata esperienza di autocrati comunisti (ho più esperienza con autocrati non-comunisti) però è stato molto significativo che Castro fosse disposto ad ammettere che si mosse male al momento cruciale della Crisi dei Missili a Cuba (potete leggere quel che ha detto verso la fine del mio precedente post, ma quel che ha segnalato, in maniera chiara, è che si pente di aver chiesto a Khruschev di attaccare con armi nucleari gli USA) Ancora più stupefacente è quel che ha detto durante un pranzo, il giorno del nostro primo incontro. Eravamo seduti ad un piccolo tavolo: Castro, sua moglie, Dalia; suo figlio, Antonio; Randy Alonso, una figura importante dei media di Stato, e Julia Sweig, l’amica che ho voluto mi accompagnasse per esser sicuro, fra l’altro, di non dire niente di troppo stupido (Julia è una eminente erudita sull’ América Latina nel Consiglio di Relazioni Estere). All’inizio io ero interessato principalmente al veder mangiare Fidel – era stato un insieme di problemi digestivi che avevano cospirato fin quasi ad ucciderlo, e così pensai che avrei fatto un po’ di “Kremlinología” gastrointestinale e avrei posto un’accurata attenzione a quel che avrebbe ingoiato (che rimanga agli atti, ingoiò piccole quantità di pesce e insalata u un po’ di pan bagnato con olio di oliva, e nient’altro che un bicchiere di vino rosso). Però durante la rilassata conversazione generale (eravamo stati a parlare di Iran e Medio Oriente per tre ore), gli domandai se considerava che il modello cubano era valido da esportare.“Il modello cubano ormai non funziona neanche per noi” ha detto.Questo mi ha colpito come fosse uscito da una delle più grandi apparizioni di Emily Litella (1). Il leader della Rivoluzione aveva appena detto, essenzialmente, “Non importa”?Chiesi a Julia di interpretare questa per me impressionante dichiarazione. E lei disse “Non sta rifiutando le idee della Rivoluzione. Lo vedo come un riconoscimento che nel “modello cubano” lo Stato ha un ruolo troppo grande nella vita economica del paese”.Julia mi segnalò che un effetto di tale opinione potrebbe essere dare spazio a suo fratello, Raúl, che ora è il Presidente, per promulgare le riforme necessarie di fronte al fatto che sicuramente troverà l’opposizione dei comunisti ortodossi dentro il Partito e della burocrazia. Raúl Castro già sta allentando l’adesione dello Stato sull’economia. Ha infatti annunciato recentemente che piccole imprese possono ora operare e che gli investitori stranieri possono ora comperare immobili a Cuba. (Lo strano di queesto nuovo annuncio, ovviamente, è che gli americani non sono autorizzati a investire a Cuba, e non por la politica cubana, ma per la politica americana. In altre parole, Cuba sta cominciando ad adottare il tipo di idee economiche l’America le ha largamente chiesto di adottare, però agli americani non è permesso partecipare a questo esperimento di libero mercato per via della difesa da parte del nostro Governo dell’ipocrita e stupida politica dell’embargo. Ce ne pentiremo, ovviamente, quando i cubani permetteranno a europei e brasiliani di accaparrarsi i migliori hotel).Ma sto divagando. Verso la fine di questo lungo e rilassato pranzo, Fidel ci ha dimostrato che realmente è semi-ritirato. Il giorno seguente era un lunedì, quando cioè ci si aspetta dai massimi leader che se ne stiano senza l’aiuto di nessuno a manovrare la loro economia, buttando dissidenti in prigione e cose di questo tipo. Invece l’agenda di Fidel era aperta. Ci domandò: “vi piacerebbe venire con me all’acquario a vedere lo spettacolo dei delfini?”Non ero sicuro di aver sentito bene (cosa che mi successe varie volte durante la mia visita). “lo spettacolo dei delfini?”“i delfini sono animali molto intelligenti”, disse Castro.Segnalai che avevamo un incontro programmato per la mattina seguente con Adela Dworin, la presidente della Comunità Ebrea a Cuba.“E portala”, disse Fidel.Qualcuno notò che l’acquario era chiuso il lunedì. Fidel disse: “Domani sarà aperto”.E fu così.All’ultimo momento, il giorno dopo, dopo aver raccolto Adela nella sinagoga, ci incontriamo con Fidel sulle scale della casa dei delfini. Lui abbracciò Adela Dworin, e non per caso davanti alle telecamere (forse un altro messaggio per Ahmadinejad). Entrammo insieme in una grande stanza, con un’illuminazione azzurrina, che s’affacciava a un’enorme cisterna di delfini chiusa da un vetro. Fidel spiegò estesamente che lo spettacolo dei delfini dell’Acquario de L’Avana era il migliore del mondo, “totalmente unico”, perchè avviene sott’acqua. Tre sub s’immergono senza bombole e realizzano complicate acrobazie con i delfini. “Ti piacciono i delfini?” mi chiese Fidel.“Mi piacciono molto,” gli risposi.Fidel fece venire Guillermo García, il direttore dell’acquario (tutti gli impiegati ovviamente erano andati a lavorare, mi dissero, “in modo volontario” ) e gli disse di sedersi con noi.“Goldberg,” disse Fidel, “domandagli sui delfini”.“che tipo di domande?” chiesi.“sei un giornalista, fagli buone domande,” disse e s’interruppe, “comunque, lui non ne sa molto di delfini” disse accennando a García. “Lui realmente è un fisico nucleare”.“veramente?” gli domandai.“Sì”, rispose García, con fare di scusarsene.“e perché dirigi un acquario?” gli domandai.“Lo abbiamo messo qui per allontanarlo dal costruire bombe nucleari!” disse Fidel, e scoppiò a ridere.“a Cuba, potremmo impiegare il nucleare per obiettivi pacifici”, disse García, con grande serietà.“Non sapevo che era stato in Iran”, risposi io.Fidel accennò al piccolo tappetino sotto la sedia rotante speciale che i suoi guardaspalle gli avevano avvicinato.“è persiana!” disse e ricominciò a ridersela. Poi disse: “Goldberg, faccia le sue domande sui delfini”.Allora mi girai verso García e gli domandai “quanto pesano i delfini?”“Pesano da 100 a 150 kilogrammi”, disse lui.“come istruite i delfini perché facciano quel che fanno?”, gli domandai.“questa è una buona domanda,” disse Fidel.García chiamò una dei veterinari dell’acquario perché l’aiutasse a rispondere. Si chiamava Celia. Qualche minuto dopo Antonio Castro mi disse che il suo cognome era Guevara.“è figlia del Che Guevara?” le domandai.“Sí”, disse lei.“e sei veterinaria di delfini?”“ho cura di tutti gli abitanti dell’acquario”, rispose lei.“Al Che piacevano molto gli animali”, disse Antonio Castro.Era l’ora dell’inizio dello spettacolo. Le luci si attenuarono e i sub entrarono nell’acqua. Senza troppe descrizioni, dirò ancora una volta, e con grande mia sorpresa, che mi trovai d’accordo con Fidel: l’acquario de La Avana offe un fantastico spettacolo di delfini, il migliore che io abbia mai visto, e, essendo padre di tre figli, ne ho visti molti di spettacoli. Dirò anche questo: non ho mai visto nessun’altro godersi tanto uno spettacolo di delfini come fece Fidel Castro.Nella successiva puntata abborderò temi come l’embargo americano, lo status della religione a Cuba, la situazione dei dissidenti politici, la riforma economica. Per adesso, vi lascio con questa immagine del nostro giorno all’acquario (sono su una seggiola bassa, la figlia del Che è dietro a me, con i capelli corti e biondi, Fidel è l’uomo che sembra Fidel, se Fidel facesse acquisti da L.L.Bean.(2)
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(1) Note della traduzione dall’inglese** Emily Litella era un personaggio di telefilm interpretato dall’attrice Gilda Radner nella serie del Saturday Night Live. Emily Litella era una donna anziana con problemi d’udito.
(2) L.L.Bean è una catena di abbigliamento negli USA
traduzione in italiano di AsiCubaUmbria – asicubaumbria@libero.it
questa sera a Biella si
questa sera a Biella si formalizza la nascita di un nuovo partitino della sinistra. un partitino che ha come programma principale la faccia di Vendola. continuiamo a farci del male.
incontro bersani vendola
Incontro Vendola Bersani, Ferrero Prc-Fds: adesso costruire opposizione a governo Berlusconi-Marchionne
Roma - Sull'incontro avvenuto ieri tra Nichi Vendola di Sel e Pierluigi Bersani Del Pd Paolo Ferrero segretario del Prc e portavoce della Federazione della sinistra ha rilasciato questa dichiarazione: «Il colloquio tra Vendola e Bersani ha superato lo scoglio delle primarie che ha sin’ora reso impossibile il confronto politico. Adesso, senza perdere tempo, occorre costruire vera opposizione al governo Berlusconi - Marchionne. La cacciata del governo è infatti tutta da conquistare. Dall’opposizione dobbiamo costruire il fronte democratico per sconfiggere Berlusconi e parallelamente proponiamo a tutte le forze di sinistra che saranno presenti alla manifestazione del 16 ottobre prossimo, di concordare le proposte con cui aprire in confronto con il Pd: dal ritiro delle truppe dall’Afganistan ad un intervento pubblico che tuteli i posti di lavoro e sconfigga la piaga della precarietà».
in data:13/10/2010
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