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Ordinanza contro i lavavetri...voi cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per iniziare la discussione quattro interessanti contributi di Marco Abate, Andrea Stroscio, "Bifo" e Anubi D'Avossa Lussurgiu.

Problemi veri e risposte finte

Un’ordinanza del Comune di Firenze ha vietato ai lavavetri di esercitare la loro attività all'interno dell'area comunale. L'ordinanza viene motivata come uno strumento indispensabile per colpire la criminalità organizzata e non chi ai semafori cercava di guadagnarsi da vivere. Credo che questo provvedimento sia discutibile soprattutto per lo scopo che si intende perseguire, mi sembra un po' pretenzioso credere che, impedendo ai lavavetri di stazionare nelle vie di Firenze, si possano risolvere problemi di racket e sfruttamento.
Ho l'impressione che questo provvedimento sia solo uno questione di immagine, perché il lavavetri non rientra negli schemi della città ideale: quindi eliminiamo i lavavetri perché sono fuori dall'immagine di città che vogliamo? Se è così mi sembra davvero una soluzione semplicistica! Certo può non apparire decoroso un lavavetri al semaforo, ma il fatto che ci sia deve essere un incoraggiamento ad affrontare un problema che c'è e resta. Immagino che per gli automobilisti possa risultare antipatico doversi districare dall'insistenza di alcuni lavavetri magari scortesi e violenti, forse i lavavetri dovrebbero lasciare quel lavoro a chi i vetri li lava per professione. Sono consapevole del fatto che un problema ci sia, soprattutto perché coinvolge persone che probabilmente non hanno altro modo di guadagnarsi la giornata, ma certo non penso che questa possa essere la soluzione.
Se davvero non vogliamo più i lavavetri ai semafori occorre andare a colpire chi c'è dietro di loro costringendoli a lavorare, e poi cerchiamo delle soluzioni alternative per chi resta senza una forma di sostentamento. Purtroppo chi fa il lavavetri spesso lo fa per necessità e non per scelta, pare che lo stesso Comune di Firenze in queste ultime ore stia ipotizzando di consentire l'attività dei lavavetri fissando una precisa regolamentazione ed equiparandoli agli artisti di strada. Staremo a vedere. Per ora l'unico risultato ottenuto è che a Firenze non ci sono più i lavavetri che invece si sono spostati tutti alle porte della città.

MARCO ABATE

ASSESSORE PROVINCIALE AI TRASPORTI

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Lavavetri, iniziativa propagandistica

L’ordinanza del "democratico" (per via del sindaco e dell'assessore) Comune di Firenze contro i "lavavetri" merita un commento. Si tratta, a mio giudizio, di un’ordinanza inutile e meramente propagandistica, oltre che sproporzionata nella previsione dell'arresto che ne consegue e capace solo di intasare ulteriormente l'apparato della giustizia.
Peraltro, non sarebbe molto più semplice sanzionare i "lavavetri" ai semafori come pedoni pericolosi per se stessi e gli altri, ai sensi del codice della strada?
Ma a chi si dovrebbero applicare le sanzioni? Si tratta nella quasi totalità dei casi di persone in condizione di clandestinità non facilmente identificabili, molte delle quali minorenni. L'ordinamento prevede già il da farsi: identificarli ed espellerli, se maggiorenni. Ben altro percorso, che non approfondisco qui, se minorenni. Semmai e quindi bisognerebbe riflettere sul tema dell’identificazione, spesso difficoltosa, alla luce dei suggerimenti della magistratura e delle forze dell'ordine.
Penso invece che non serva confondere attività lavorativa o imprenditoriale e accattonaggio. E poi se è un'attività lavorativa o imprenditoriale lo è sempre e per tutti, perciò dovremmo mandare la Finanza a sanzionare tutti i cittadini che non richiedono la ricevuta fiscale in cambio della prestazione del servizio di pulizia, per quanto abusivamente di fatto esercitata secondo la stessa ordinanza? O per un'amministrazione è impresa e per un’altra no? Mi sembra evidente (e nel caso proprio i miseri "strumenti di lavoro" spesso inadeguati allo scopo, sequestrati e conservati a spese dell'amministrazione pubblica, servirebbero bene a dimostrarlo) trattarsi di accattonaggio, cui corrisponde un puro atto di liberalità, che, pur in presenza di un gesto umile e (quasi sempre) gentile, non fa nascere reciproche obbligazioni tra le parti, nel senso che il "lavavetri" non deve rimettere la somma o risarcire il danno se non pulisce o non pulisce bene, l'automobilista elemosinante non è mai obbligato a pagare alcunché. O si vuole diversamente? Non credo.
L'accattonaggio (che peraltro nel nostro ordinamento, ancora per molti versi semipoliziesco, incontra limiti notevoli e fortemente discrezionali, anche se per fortuna raramente applicati) è un diritto da difendere, specie quando è fastidioso. E' la base della libertà personale, distinta dalla proprietà. Fra gli antichi c'erano schiavi ricchissimi (di beni mobili, mai di terre!), ma schiavi. Alcuni moderni, ai cui tempi proprietà e libertà erano una cosa sola, hanno pensato fosse importante essere liberi comunque. Magari poveri, persino in miseria, ma liberi. Nella prima metà dell'Ottocento i primi liberaldemocratici inglesi fecero della battaglia alle leggi elisabettiane contro l'accattonaggio a Londra una grande battaglia per la libertà (di chi era senza proprietà, ma non può capitare a chiunque?). Senza dimenticare il successivo arrivo dei socialisti, che volevano e vogliono eliminare le cause della miseria e ridistribuire la proprietà, e poi dei comunisti, che i "lavavetri" volevano portarli al potere nel Palazzo d'Inverno, eliminando la proprietà almeno dei mezzi di produzione (ma qualcuno del sottoproletariato, allora si chiamava così, ne diffidava già, così Baffone prudente li spedì a lavare in Siberia). Bisognerebbe ricordarlo ai "liberaldemocratici" ex comunisti (ma lo erano davvero?) amministratori del Pd o a quel sottile pugno di ferro di Rudolph Amato che ci ritroviamo agli Interni. Inseguire il senso comune infastidito è immorale, morale è indignarsi dell'ingiustizia. E ingiusto è che gli accattoni, oltre a miseria e racket, abbiano un nemico in più. Devo a malincuore ammettere che aveva ragione quel cattolico comunista ateo di Pasolini a farli morire per strada o in croce (sarà la fine anche dei democristiani Bindi e Prodi? Forse no, ci pensa Mastella). Mala tempora currunt.

ANDREA STROSCIO Capogruppo di Sinistra Democratica alla città di biella

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Imparate da Bologna
di Bifo da "il manifesto" del 6 settembre 2007

All'inizio venne Cofferati. Nell'autunno del 2005 il sindaco di Bologna lanciò una campagna contro i lavavetri. Secondo lui c'era un racket e bisognava colpirlo. I carabinieri si misero alla ricerca del racket, e dopo qualche tempo dovettero smentire la tesi del sindaco. Non c'è nessun racket, sono solo poveracci che chiedono danaro in cambio di un lavoro utile: lavano vetri e se vuoi puoi dargli mezzo euro. Ma la gente si incazza. L'automobilista che alle sette di mattina, incolonnato in una fila eterna respira gas di scarico è triste, rabbioso, aggressivo. E come non capirlo? Va al lavoro. I prezzi salgono. I salari scendono. E quando sei incazzato hai bisogno di prendertela con qualcuno, possibilmente più debole e più povero. Il lavavetri è perfetto.
In Italia sta nascendo un nuovo partito. Anche se si chiama democratico quel partito ha deciso di presentarsi sulla scena con una campagna che non si può qualificare altrimenti che razzista. Per conquistare il consenso della gente troviamo qualcuno che sia più miserabile di tutti e scarichiamogli addosso la miseria di tutti quanti. Ha funzionato, può funzionare ancora.
Chi sono i lavavetri? Scocciatori, risponde il benpensante irritabile che è in ciascuno di noi. Arresteremo tutti gli scocciatori? Quella di lavavetri è una definizione di tipo razziale.
Perché perseguitare un poveraccio che fa il gesto di lavarti i vetri della macchina? Invece di chiedere l'elemosina propone uno scambio normale. E' il libero mercato, no? Ma ai lavavetri è precluso.
A Bologna adesso si parla di mandare in galera coloro che scrivono sui muri: non piacciono al sindaco della città.. Keith Haring e Basquiat, Rammelzee e Chamberlain e Dash sono considerati grandi artisti e le loro opere adesso si vendono nei musei, ma prima hanno sporcato con i loro segni i muri delle strade di tutte le città americane. E le paperette di Pea Brain, e le facce digrignanti di Cane k8, non sono forse l'arte più interessante che si sia vista a Bologna negli anni '80? Ma per Cofferati gli artisti sono da mettere in carcere. Forse Cofferati odia i graffitisti perché ce n'è uno che scrive sui muri: Cofferati mi fa pena, e un altro che scrive Bologna non merita un sindaco fascista.
Il suo amico Dominici sindaco di Firenze dice che ha riletto Lenin prima di lanciare il suo pogrom. Bravo. Che gli dobbiamo fare a questi lumen proletariat, caro compagno Vladimir Ilic? Noi che siamo il partito della classe operaia mica possiamo tollerare questi straccioni. Già che c'è il bolscevico Dominici dovrebbe dirla tutta. Il compagno Vladimir nel 1918 non esitava a invitare allo sterminio, quando si trattava di raddrizzare le gambe ai lunpen e ai kulaki. E la Kolyma, compagno Domenici, la tua Kolyma la metti a Scandicci?
Dicono che questo è il solo modo per ottenere un po' di consenso. Incitare al pogrom contro i poveracci è un modo per avere quel consenso che il centrosinistra non sa ottenere altrimenti.
Però io ci penserei due volte. Ad esempio, il primo di questi democratici amanti dell'ordine, il sindaco di Bologna di cui dicevo poc'anzi, nel primo anno del suo mandato aveva un consenso così maggioritario che qualcuno diceva pare bulgaro. Dopo tre anni di stress ininterrotto ha talmente scassato le scatole che Renato Mannheimer ha fatto un sondaggio nel mese di giugno. Il consenso è sceso al 39%: Cofferati ha perso. La sinistra ha perso Bologna. La perderà, alle prossime elezioni, accetto scommesse, e non la riconquisterà mai più.
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I Fascio-democratici
di Anubi D'Avossa Lussurgiu da "Liberazione" 7 settembre 2007 
 
«Se mia moglie al semaforo viene messa nelle condizioni che o si fa lavare il vetro o viene aggredita non la devo proteggere? La devo far diventare fascista?». Questi gli angoscianti interrogativi che il ministro degli Interni, Giuliano Amato, ha l'altra sera alla festa della Margherita scagliato in invettiva contro la sinistra radicale - pardon, «massimalista», come la definisce il Corriere della Sera - rea di dissentire dal "pacchetto sicurezza" da lui stesso annunciato.
A nostro modesto giudizio - certamente «burattinesco» e ispirato da una «sociologia d'accatto»: peggio, solidale con gli accattoni - la signora Amato potrebbe benissimo decidere da sola. Il marito e ministro pensa evidentemente il contrario. Pensa, forse, che essendo donna sia destinata a reagire all'eventualità da lui evocata - davvero disgraziata perché andrebbe a far parte d'un fenomeno piuttosto raro, quale il brigantaggio agli angoli delle nostre strade in questo 2007 - in maniera opposta al maschio e colto regista Giuseppe Tornatore. Le donne e "il popolino", si sa, sono quasi sinonimi. E sono i nervi della «tigre della reazione» che Amato ci sollecita a «non svegliare mai»: ammansendola proprio coi provvedimenti che essa si aspetta.
La sinistra moderna e responsabile capisce e rilancia: come hanno fatto ieri stesso i primi cittadini di Bologna e Firenze, Sergio Cofferati e Leonardo Domenici, chiedendo «poteri di polizia ai sindaci». Di polizia giudiziaria, per la precisione, a loro e ai loro agenti municipali. Per poter «espellere indesiderati».
Un passo in più nella lotta contro il fascismo, il ritorno al bando, all'ostracismo. E un diabolico spiazzamento dei fascisti, quello dei sindaci modernamente democratici: chiedere loro stessi di diventare potestà, senza nemmeno bisogno dell'orbace ma senza farsi mancare la Milizia. Mossa che surclassa persino quella d'esser diventato l'uno il terrore dei lavavetri e l'altro dei writers - avendo la polizia giudiziaria già smentito a Bologna l'ipotesi d'un racket dei lavatori di parabrezza, come ha ricordato quel capzioso estremista di Bifo - ed entrambi di ambulanti, mendici e questuanti.
Solo un sociologo e storico d'accatto come Marco Revelli poteva denigrare la sana guerra agli accattoni e ai marginali quale retaggio dell'esperienza storica delle enclosures al tempo dell'accumulazione originaria. Senza rendersi e dar conto della grandezza, della lungimiranza politica, per esempio, d'un Enrico VIII: che i mendicanti, coraggiosamente, li faceva impiccare.
Ed è stato il burattinesco letterato Alberto Asor Rosa, dimettendosi da intellettuale di sinistra e perciò stesso svergognatamente confessandosi tale, a raffigurare la repressione dei "marginali" come la domestica caccia alle mosche con un giornale in pugno: deridendo l'intuizione che in tal modo, proprio come il cane di casa, il popolo bue venga distratto dai maggiori problemi. Intuizione invece geniale ed animata dalla missione principe dell'arte del governo, disconosciuta dal "massimalismo": assicurare la stabilità dell'ordine sociale.
Persecutori di accattoni, puttane e ladruncoli sono stati, infatti, i grandi fondatori dello Stato moderno. Infischiandosene della politica e dell'avvertenza di quel rompiscatole del suo primo teorico nella modernità, Niccolò Machiavelli: ossia che «nuocono alle republiche i magistrati che si fanno e l'autoritadi che si dànno per vie istraordinarie» (Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, libro I, capitolo 34) quando invece «felice si può chiamare quella republica» dotata di «leggi ordinate in modo che, sanza avere bisogno di ricorreggerle, possa vivere sicuramente sotto quelle» (Discorsi, I, 2). Persino un magistrato come Giancarlo Caselli si attardava ancora ieri, intervistato da la Repubblica , sull'eredità garantista di questa ridicola clausola, disconoscendo così il valore maieutico dello Stato d'eccezione imposto contro i poveracci.
Il democratico e sottile Giuliano Amato ci aveva già avvertiti mercoledì proprio su la Repubblica : «Non possiamo identificare la sinistra con l'arringa difensiva di quegli avvocati dell'Ottocento, che a conclusione dei processi chiedevano sempre di assolvere gli imputati perché era sempre colpa della società». Di sinistra non era un Honoré Daumier che raffigurava umani quegli avvocati disperatamente intenti alla difesa dei disperati: di sinistra erano i leonini pubblici ministeri e i gorilleschi giudici di quelle caricature, magari gli stessi che come magistrati militari avevano fatto fucilare migliaia di operai parigini nel 1848 e decine di migliaia di comunardi nel 1871. Di sinistra erano Napoleone III e Thiers. E democratico era l'ordine sociale che rifiutava ogni limitazione dell'orario di lavoro, ogni garanzia salariale e persino ogni diritto politico ai proletari, senza parlare delle donne. Democratica era la sua difesa con la persecuzione di quante e quanti, tra i proletari e le donne, cercassero di vivere ai margini cui la «selezione naturale», nell'immutabilità dell'ordine, li spingeva. Democratico, progressista e civilizzatore fu incarcerare ladruncoli, accattoni, bambini vagabondi, "squilibrati" e disgraziate dedite alla prostituzione, per poi spedirli, dalla Francia come dal Regno Unito, dalla Spagna come dai Paesi Bassi, da tutt'Europa, a popolare di gente bianca e cristiana le colonie e la loro demografia dissanguata dallo sterminio degli autoctoni schiavizzati. Non conquistarono così la loro grandezza, estendendosi al West sino alla costa pacifica, anche gli Stati Uniti d'America?
E il ministro Amato, appassionatamente, ora grida: senza perseguire con misure d'emergenza la «microcriminalità» e più in generale i comportamenti che la sociologia positivista, prima della critica di quella d'accatto sinistrorsa, chiamava "devianti", arriverà il fascismo. Quale straordinario errore, quello della sinistra tardo-novecentesca nel non aver colto la democratica forza stabilizzatrice sprigionata da Poujade e dall'Uomo Qualunque di Giannini! E pensate, ancor prima, che disastri si sarebbero evitati ascoltando Boulanger invece di Zola!
Dunque cosa di meglio oggi che somministrare alla bestia fascista che sonnecchia nel ventre del popolo, affinché non si desti, un po' di fascismo a poco prezzo? Al prezzo cioè della vessazione di qualche migliaio di accattoni, vagabondi e puttane e d'una ridotta apartheid verso, che so io, i rumeni miserabili, purtroppo non rinchiudibili nei Cpt destinati agli extraeuropei. E' appunto quanto il Viminale propone e i sindaci democratici dispongono.
Verrà poi, forse, il tempo di corrispondere al senso di disturbo suscitato dalla libertà di certi comportamenti sessuali che sconvolgono la tradizionale sensibilità popolare: insomma da froci, froce e chimerici transessuali. Se ne discuterà, allora: sempre meglio che lo faccia, misuratamente, un governo democratico, piuttosto che se ne occupi poi il Quarto Reich, no?
Inoltre, occorre pur mettere in agenda quei comportamenti abusivi, come l'occupazione di case in questo Paese le cui ricchezze economiche fioriscono felicemente sulla speculazione immobiliare minacciata dalla crisi, in un ordinato equilibrio tra abitazioni tenute sfitte e libero mercato dei prezzi col naturale e necessario corredo di decine di migliaia di sfrattati. Così anche per l'autogestione di spazi altrettanto abusivamente occupati, disturbando il roseo destino delle periferie-dormitorio, il ragionevole interesse della speculazione fondiaria e il vigoroso pullulare degli iper-mercati. D'altronde, non dà già l'esempio proprio il democratico sindaco di Bologna la colta? E sin d'ora, acutamente, fra i target del "pacchetto sicurezza" sono previsti i writers da Cofferati additati: affinché amministratori condominiali e Autostrade d'Italia non convergano con palazzinari e catene di distribuzione nella ricostituzione del Fascio.
C'è solo un intoppo: che di fronte a tale intelligente disegno di prevenzione del fascismo a colpi di Ur-Fascismus , ci sia gente che confonda i piani e senta il bisogno di resistere. E' per questo che la sinistra massimalista deve smetterla e arrendersi, preventivamente. Anzi, possibilmente deve smettere proprio di essere. Per il bene della sinistra. E della democrazia.
P.S.: un umile consiglio al ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni. Nella sua operosità, per dare il suo contributo alla vigilanza democratica, oltre a scatenare la caccia agli insegnanti fannulloni ed a somministrare agli studenti le «regole che governano l'economia e i concetti fondamentali del mercato del lavoro», dovrebbe prendere misure più immediate sui libri di testo. Non sul calmieramento dei loro prezzi, è ovvio, ma sull'esclusione da essi di alcuni redatti da autori che aiutano l'avvento del fascismo: per esempio, i manuali di storia moderna di Marco Revelli e quelli di storia della letteratura italiana di Alberto Asor Rosa. Magari si potrebbe mandare a sequestrarli i vigili di Cofferati, Domenici e, ça va sans dire , Walter Veltroni.

 

 

ritratto di andres

Premetto che - per principio - quando sono a Biella o a Torino non do monete a bambini (mai, perche' dargli dei soldi invita i genitori a mandarli ancora ad accattonare) ne a persone in eta' lavorativa (a Biella la disoccupazione e' ancora ben bassa, fortunatamente - in altri posti posso comportarmi diversamente). Generalmente invece tendo a dare soldi alle persone anziane - il mio punto di vista e' che se hai 60 anni ormai non e' esattamente facile trovare un lavoro.

Vi ricordate quando qualche anno fa se si parcheggiava in centro (a Biella), in piazza del mercato, c'era sempre qualche "parcheggiatore" che ti "aiutava" a parcheggiare? Oppure nel sud d'Italia, quando per parcheggiare in posti perfettamente gratuiti si decide "spontaneamente" di dare la "mancia" a una persona che controlla che non succeda niente all'auto?

Quella e' la direzione che vogliamo e dobbiamo evitare...

 

 

ritratto di roberto

Caro Andres, forse confondi i piani...non si sta parlando di accattonaggio ma di lavaggio dei vetri. Non è il capitalismo che ci ha insegnato che a prestazione offerta corrisponde retribuzione adeguata? Lavorando dovrebbe essere chiaro a tutti. E' ovvio che i bambini o le bambine che chiedono l'obolo, sono molte volte mandate lì da adulti poco responsabili (per usare un'eufemismo) ma in questa vicenda mi viene in mente De Andrè e lo sforzo di capire le sofferenze e le storie di quelle persone, di quelle famiglie. E allora chi sono io, chi sei tu per poter giudicare quelle storie? A volte io i vetri me li faccio lavare (è successo ieri a Torino) perchè oggettivamente avevo i vetri sporchi, altre volte no. Ma da questo a pensare che un amministratore della cosa pubblica (cioè di tutti, compresi gli "accattoni" e i lavavetri) decida (probabilmente violando anche la Costituzione) di incarcerare queste persone è non solo un errore, ma un vero e proprio orrore. Se poi a farlo sono i cosidetti "democratici" allora c'è un problema in più. E' l'idea che per fare politica si abbandoni la testa (e anche il cuore) per inseguire la pancia e gli istinti più bassi della gggente (quella con tre G). Francamente se questa è la sinistra del futuro preferisco una sana destra, becera, reazionaria, fascistoide ma che almeno chiama le cose con in loro nome.
ritratto di andres

Non sono del tutto convinto che accattonaggio e lavaggio di vetri siano su piani diversi - generalmente tendo ad avvicinarsi, quando la gente lavora per strada. La moneta per il lavaggio dei vetri o la dai o non la dai, ma non sono sicuro al 100% che la dai per un lavoro buono e non la dai per un lavoro mediocre...

Per il resto, se non erro - ma ho letto solo Republica - non si parla di incarceramento, ma di sequestro degli attrezzi.

 

 

ritratto di roberto

Carcere, carcere, carcere. Come per i miserabili di fine '700, come per gli operai dell'ottocento, come per i rivoluzionari nel '900. Questa è la risposta della ex-sinistra...ma nel merito anche se ci fosse solo il sequestro degli attrezzi tu saresti d'accordo?
ritratto di andres

e' carcere per chi non obbedisce al "richiamo" - vedi qui: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Lavavetri-e-posteggiatori-...
ritratto di roberto

Ma allora se non rispondi al richiamo è giusto il carcere? Scusa Andres ma veramente non mi aspettavo questa difesa di un provvedimento che definire fascista è poco...Forse in UK siete abituati a ben peggio ma pensare che per evitare le pruderie di qualche borghesuccio al semaforo si arrivi a questa campagna d'odio contro i poveri è veramente una bestialità. Ricordati le parole di Contessa!

PS vorrei ricordarti che essendo il nostro un sistema garantista, anche se rubi un'auto o commetti un altro tipo di reato che non preveda una carcerazione maggiore dei due anni  non si finisce in carcere avvalendosi della condizionale! 

ritratto di Luca

Propongo un commento sulla vicenda pd - lavavetri scritto dal collettivo di scritturi Wu Ming che è molto duro e passionale ma che mi sento di sottoscrivere in pieno perchè qui si tratta proprio del crinale etico - politico che distingue destra e sinistra, della difesa e dell'empatia con gli ultimi (égalité, liberté, fraternité...) che almeno per quanto mi riguarda è impulso primario del mio impegno politico.

"Non sappiamo se la sentenza dei posteri sarà "ardua". La nostra è molto semplice da emettere, eccola qui, chiara e risplendente:
'Sto tossico compost di cetomediume vigliacco, eterna piccola borghesia razzista, massa omologata individualista annegata nell'abitudine, base sociale d'ogni fascismo e fascismetto, merda che olezza di merda... Questa ex-sinistra ormai sub-destra che, anziché muovere guerra alla povertà, muove guerra direttamente ai poveri e lo fa perché li odia, i poveri, li odia biliosamente, dal profondo delle budelle, prova ribrezzo per i poveri, perché puzzano, sono d'intralcio, sono pre-moderni, questa ex-sinistra dei vigili coi tonfa, questa ex-sinistra in piena "modenizzazione" (non è un refuso) che firma per aprire i CPT anziché per chiuderli, che rincorre e afferra al lazo gli istinti più ferini e prevaricatori, che fa l'apologia criminogena della roba, gli sghei, e in cambio di un voto "moderato" che non esiste (che significa essere "moderati"? Essere un po' contro le unioni civili? Essere moderatamente contro l'eutanasia? Essere al 50% come Schifani?) vende "sicurezza" a chi è già al sicuro, al contempo deturpando la vita e la dignità di chi campa appeso a un filo, questa ex-sinistra ormai sub-destra che ha trasformato la mediazione al ribasso in vera e propria masturbazione, vi si dedica gemendo di piacere, e ha come unico referente l'Homunculus, l'Homunculus che spia dalle persiane e teme, trema e teme, ha paura di tutto e di tutti, vive un terrore prefabbricato e media-stimolato come falso veder bestia quand'ombra (Inferno, canto II, 48)... Noi la disprezziamo, l'ex-sinistra ormai sub-destra, dello stesso disprezzo che essa riserva ai disperati. I lavavetri come emergenza nazionale, si scomodano i ministri, che la farsa sia con noi. Ipocrita idolatria della "legalità", Legalità con la Maiuscola, legalità placebo di ogni male, in un paese dove si iper-legifera per accontentare ogni lobby e cordata e non vi è norma che non sia in contrasto con mille altre. Questa ex-sinistra ormai sub-destra. Questa cofferateria diffusa. Fa male constatarle ma fa bene dirle, queste cose. Cazzo, sì, fa bene dirle. Tacendole s'intorbidano le acque. Tacendole si uccide la speranza che rimane."

da http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap13_VIIIa.htm#0

ritratto di Anonimo

La comunità che voglio è solidale e non si interroga se è giusto o sbagliato dare, ma dà perché ne ha voglia, perché riconosce che esistono le differenze e le comprende, perché capisce e se non capisce ci riprova. La comunità che voglio è quella formata da persone consapevoli delle proprie doti e della propria fortuna, della propria ricchezza e della propria povertà, dei propri limiti e dei propri desideri, che lotta per capovolgere il mondo ma aiuta chi ha meno, chi può meno, chi sa meno, ecc... La comunità che vorrei si interroga e prova a darsi risposte, ma le lascia aperte affinchè possano essere trasformate. La comunità che voglio è quella della "pietas" e della lotta: è quella dell'agire collettivo che include sempre e comunque, che non giudica ma esprime opinioni, che si lascia andare alla rabbia e all'emozioni per poi riaversi ed agire nella lotta con la fermezza della ragione. Chi rinchiude chi? con quale diritto? chi ha stabilito la regola, su quale principio? Lo stato è repressivo perché lo è la forma della sua origine, perché è sempre potere di pochi su molti e ineguali. Vorrei che la comunità nella quale opero non si rivolgesse allo Stato per chiedere aiuto, ma chiedesse aiuto alla collettività per rivoltare lo Stato, metterlo sottosopra... A quei semafori, in quei campi, su quei marciapiedi, ecc... noi siamo messi alla prova perché vediamo com'è il mondo quando è soprasotto, bene rivoltiamolo, agiamo partendo da noi, sovvertiamoci per sovvertire! Marco
ritratto di Robyilrosso

...ci mancava un ordinanza sui poveracci ..e si che ci mancava..pezzenti ecco come iniziano la costruzione del pd ...poveri ..anzi poveracci..non i lavavetri ma chi innalza vessazzioni peraltro non compatibili con la nostra giurisdizione...devono solo vergognarsi .....piu poveri dei lavavetri non trovano nessuno ....se cercano nel loro cervello c'è molta povertà ....solo una parola vergogna.

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